L’emigrazione parte essenziale della storia d’Italia

museoemigrazioneIl Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana, presentando la varietà delle esperienze migratorie su scala regionale e locale in un’ottica di unità nazionale, si propone come opportunità di riflessione sulla storia, l’attualità ed il futuro dell’essere e del sentirsi italiani.

Il detto attribuito a Massimo D’Azeglio: « fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani», rimette al centro dell’attenzione la considerazione che l’unificazione dell’Italia non è un fatto circoscritto ad una data storica, ma un lungo e faticoso processo.

Se i Cavour, Mazzini, Garibaldi, Vittorio Emanuele II hanno “fatto l’Italia”, “a fare gli Italiani” hanno contribuito, in maniera particolare e spesso ignorata, anche i milioni di emigrati che, lasciando il proprio paese durante la sua unificazione politica, hanno portato con sé valori e tradizioni, li hanno messi in relazione (non senza scontri e incomprensioni) con i diversi stili di vita dei paesi di destinazione, hanno creato nuove identità e appartenenze, spesso bi-nazionali. Partiti come veneti, lombardi, napoletani o siciliani si sono scoperti, in emigrazione, soprattutto come “italiani”, capaci di ridisegnare nuovi legami con il paese e la regione natia.
Senza il riconoscimento del ruolo svolto dall’emigrazione, la storia d’Italia è sicuramente incompleta.

Per conoscere come è cresciuto il paese, per capire come si è sviluppata l’economia e la società italiana è indispensabile ricordare che milioni di contadini sono stati cacciati dalle loro terre, che altri milioni di lavoratori hanno preferito lasciare volontariamente un paese che non offriva porno gratis prospettive e che si serviva dell’emigrazione per mantenere bassa la pressione sociale.

Nel lungo processo di unificazione che ha portato gli italiani a sentirsi popolo, un ruolo importante è stato giocato da 29 milioni di contadini, operai e piccoli imprenditori che, proprio con la loro particolare esperienza migratoria, hanno contribuito al processo di definizione dell’identità italiana.

Questi emigranti, infatti, hanno saputo combinare la memoria dolorosa di una terra avara lasciata alle porno spalle con la speranza di una vita migliore da creare altrove, hanno saputo unire le diverse regioni di provenienza in una identità condivisa di “italiani all’estero”, hanno, infine, saputo legare tra loro paesi diversi (quelli di arrivo e quello di partenza) in un rapporto di conoscenza e scambio reciproco. Pieni di speranza e, a volte, di illusioni, partiti alla ricerca di una esistenza migliore e di un futuro dignitoso per sé e le loro famiglie, “hanno fatto” molti dei paesi di destinazione.

Giunti in ogni angolo del mondo, spesso senza mezzi e senza conoscere la lingua, hanno saputo affrontare e superare, non senza sacrifici, le difficoltà del processo d’integrazione, hanno diffuso nel mondo la cultura ed i valori italiani e hanno contribuito allo sviluppo della vita economica, sociale e culturale dei paesi d’insediamento.
Questo luogo di “memoria” della lunga e intensa storia Maduras migratoria degli Italiani non vuole, comunque, fossilizzare in alcune, seppur suggestive, immagini o filmati di repertorio, un’avventura considerata finita. Vuole, invece, diventare strumento capace di aiutare ad affrontare e a vivere positivamente le odierne sfide che le migrazioni propongono. Si tratta, infatti, di offrire un’opportunità, soprattutto ai giovani, di un luogo in cui passato, presente e futuro sono legati insieme da quel filo vitale rappresentato dalla memoria che non è mai solo “ricordo nostalgico di tempi andati”, ma sentirsi a casa anche tra persone di origini ed esperienze diverse.
A questi italiani che, da lontano, hanno contribuito a creare quello che siamo oggi, l’Italia, facendo ammenda degli errori e delle omissioni del passato, dedica questo “museo”, riconoscendo, così, nell’esperienza migratoria un elemento fondamentale della propria identità nazionale.

Atto Costitutivo del Museo

Il Ministro degli Affari esteri

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e successive modificazioni ed integrazioni, recante “ Ordinamento dell’Amministrazione degli Affari esteri”;

Visto l’articolo 2, comma 70, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante “ Disposizioni per la formazione annuale e pluriennale del Bilancio dello Stato”, che ha previsto la realizzazione del “ Museo della emigrazione italiana”, con decreto del Ministro degli Affari esteri;

DECRETA
Articolo 1
(Istituzione)

Il Museo della emigrazione italiana, di seguito definito “Museo”, istituito dall’articolo 70, comma 2, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è realizzato secondo le modalità definite dal presente decreto e assume la denominazione di “Museo nazionale dell’emigrazione italiana”.
In fase di prima applicazione la sede espositiva del Museo è realizzata in Roma, presso i locali della ex Gipsoteca del Complesso Monumentale del Vittoriano, Piazza Venezia.
Con successivo provvedimento sarà determinata la sede espositiva del Museo, al termine della fase di cui al comma 2.

Articolo 2
(Finalità)

Il Museo, in conformità all’articolo 101 del codice dei beni culturali di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42, è struttura permanente del Ministero degli Affari esteri, che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio della emigrazione italiana.

Il Museo, in particolare :
recupera la memoria dell’esperienza migratoria del nostro Paese, offrendo al pubblico la possibilità di approfondirne la tematica, sia sotto il profilo storico, sia sotto l’aspetto porno sociologico;
consente al visitatore un percorso attraverso le diverse realtà locali e regionali che hanno fatto da sfondo al fenomeno dell’emigrazione, anche nella sua evoluzione storica fino all’età contemporanea;
realizza il collegamento in rete dei musei dell’emigrazione esistenti in Italia e all’estero, creando la possibilità per i visitatori di consultare le banche dati esistenti presso le diverse strutture.

Articolo 3
(Realizzazione del Museo)
La realizzazione del Museo è curata direttamente dal Ministero degli Affari esteri, d’intesa con il Ministero per i Beni e le attività culturali.

Articolo 4
(Comitato scientifico)

E’istituito un Comitato scientifico, presieduto dal Sottosegretario di Stato con delega per le politiche concernenti agli italiani all’estero e le politiche migratorie e composto da:
il Direttore generale della Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero degli Affari esteri;
sette esperti di chiara fama, nominati dal Sottosegretario di Stato con delega per le politiche concernenti gli italiani all’estero e le politiche migratorie, scelti: nel numero di tre, tra i rappresentanti delle maggiori associazioni che studiano il fenomeno dell’emigrazione; nel numero di due tra i direttori dei Musei dell’Emigrazione realizzati a livello locale o regionale; nel numero di due tra professori universitari studiosi della materia.
il Comitato formula iniziative e proposte al Direttore in merito alle attività scientifiche e didattiche promosse dal Museo e in merito alla raccolta ed alla conservazione del materiale documentale presso lo stesso. Il Comitato esprime, altresì, proposte e pareri in merito alla ricerca ed alla scelta del materiale espositivo.
il Comitato esprime pareri sui progetti per la realizzazione del Museo.
il Comitato si riunisce almeno due volte all’anno, su iniziativa del Presidente.

Articolo 5
(Direttore)

Il Direttore del Museo è nominato dal Ministro per i Beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro degli Affari esteri, sentito il Comitato scientifico, di cui all’articolo 3, comma 1, e sovrintende alla organizzazione e alla gestione del Museo, coordinandone le attività scientifiche , tecniche e amministrative.

In fase di prima applicazione, l’organizzazione e la gestione dei servizi del Museo, è definita da un accordo di programma, stipulato tra il Ministero degli Affari esteri ed il Ministero dei Beni e le Attività Culturali.